Fibre di Sharpey e Legamento Parodontale: come tengono il dente nell'osso

Dr. Ernesto Bruschi · · 12 min di lettura
Schema dei gruppi di fibre principali del legamento parodontale: dentogengivali, transettali, della cresta alveolare, orizzontali, oblique, apicali e interradicolari

In breve — Il legamento parodontale e la gengiva marginale sono tessuti connettivali organizzati in un sistema di fibre collagene di straordinaria complessità. Dalle fibre oblique — le più numerose — che trasformano la compressione in trazione, all’apparato sovracrestale che sigilla il solco gengivale, ogni fascio ha un nome, una direzione e una funzione precisa. Questo articolo ne descrive l’anatomia con il supporto di immagini istologiche.

Summary (EN) — The periodontal ligament and marginal gingiva are connective tissues organized into a collagen fiber system of extraordinary complexity. From the oblique fibers — the most numerous — that convert compression into tension, to the supracrestal apparatus that seals the gingival sulcus, each bundle has a name, direction and precise function. This article describes their anatomy with histological images.

C’è un tessuto che non si vede. Non nelle radiografie, non nelle fotografie cliniche, non a occhio nudo. Eppure è lui che tiene tutto insieme e ne determina la resistenza.

Il legamento parodontale e la gengiva marginale sono costruiti attorno a una rete di fibre collagene così intricata da sembrare un’opera di “ingegneria tessile”. Ogni fascio ha un orientamento preciso, ogni inserzione un significato biomeccanico. È un sistema che lavora in silenzio e in perfetta efficienza — fino a quando non smette di farlo.

Il legamento parodontale: architettura delle fibre principali

Il legamento parodontale (PDL) occupa lo spazio tra il cemento radicolare e l’osso alveolare proprio. Ha uno spessore medio di 0,15–0,38 mm — quasi nulla — eppure contiene un sistema di fibre collagene organizzato in fasci densi, vasi sanguigni, terminazioni nervose e una popolazione cellulare attivissima dominata dai fibroblasti [1, 2].

Le fibre principali del PDL sono composte prevalentemente da collagene di tipo I (circa 70-80%) e di tipo III (20-30%). Si inseriscono nel cemento da un lato e nell’osso alveolare dall’altro: le porzioni terminali intrappolate nei tessuti mineralizzati prendono il nome di fibre di Sharpey [3].

Schema anatomico dell'apparato di sostegno dentale. A. Smalto — B. Dentina — C. Osso alveolare — D. Gengiva — E. Epitelio orale — F. Margine gengivale libero — G. Solco gengivale — H. Fibre gengivali principali — I. Fibre della cresta alveolare — J. Fibre orizzontali — K. Fibre oblique.

I gruppi di fibre principali si classificano in base alla loro direzione e inserzione [1, 2, 4]:

Fibre della cresta alveolare — Corrono dalla porzione cervicale del cemento alla cresta dell’osso alveolare. Sono le prime fibre che si incontrano procedendo dall’alto. Il loro compito è resistere alle forze di estrusione e ai movimenti laterali. Sono la prima linea di difesa.

Fibre orizzontali — Si inseriscono nel cemento appena apicalmente alle fibre della cresta e si dirigono perpendicolarmente verso l’osso alveolare. Resistono alle forze laterali e di inclinazione. Nella regione orizzontale, i fibroblasti del PDL e le fibre formano una rete densa e multi-ramificata [4].

Fibre oblique — Il gruppo più numeroso dell’intero legamento parodontale. Corrono dal cemento in direzione coronale verso l’osso, formando un angolo di circa 45° con l’asse del dente. Questo orientamento è geniale: trasforma le forze di compressione masticatoria in forze di trazione sull’osso alveolare. Il dente, in pratica, è appeso nel suo alveolo come un’amaca [1, 4].

Fibre apicali — Si irradiano dall’apice radicolare verso il fondo dell’alveolo in tutte le direzioni. Proteggono il fascio neurovascolare che entra dal forame apicale e resistono alle forze di estrusione e inclinazione.

Fibre interradicolari — Presenti solo nei denti pluriradicolati. Corrono dalla forcazione della radice alla cresta del setto interradicolare. Stabilizzano il dente nella regione della forcazione.

Le fibre di Sharpey: l’ancoraggio al tessuto mineralizzato

Le estremità delle fibre principali che penetrano nel cemento e nell’osso alveolare proprio sono le fibre di Sharpey. Non sono un tipo diverso di fibra: sono le stesse fibre principali, ma la porzione intrappolata nella matrice mineralizzata prende questo nome specifico [3, 5].

Schema dei gruppi di fibre principali del legamento parodontale in vista sagittale. Sono illustrati i fasci orizzontali, obliqui e apicali, con l'inserzione nel cemento radicolare (CEM) e nell'osso alveolare (AB). I fibroblasti del PDL popolano lo spazio tra le fibre. Da Wen X et al., Int J Oral Sci, 2025. CC BY 4.0.

Fonte originale: Wen X, Pei F, Jin Y, Zhao Z. Int J Oral Sci 2025;17(1):23 · PMC11962160 · Licenza CC BY 4.0

Studi con microscopia elettronica a scansione (SEM) hanno dimostrato che le fibre di Sharpey sul versante osseo hanno diametro mediano significativamente maggiore rispetto a quelle sul versante cementizio, ma densità inferiore [3]. Sul cemento le fibre sono più fitte e sottili; sull’osso più rade e spesse. Due strategie diverse per lo stesso obiettivo: ancorare.

La transizione da fibra a tessuto mineralizzato non è brusca. È un’architettura che assorbe le sollecitazioni distribuendole su superfici ampie: il PDL non è una semplice cerniera, ma un’entesi progressiva che modula il gradiente meccanico tra il collagene morbido e la matrice mineralizzata.

L’apparato fibroso sovracrestale: le fibre della gengiva marginale

Sopra la cresta ossea, il gioco cambia. Le fibre non collegano più dente e osso, ma dente e gengiva, gengiva e periostio, dente e dente adiacente. Formano quello che si chiama apparato fibroso sovracrestale — una struttura che sigilla, protegge e mantiene l’architettura della gengiva marginale [6, 7].

La gengiva è composta da circa 65% di collagene tipo I, 30% di tipo III e 5% di tipo V [8]. Le fibre si organizzano in gruppi distinti:

Fibre dentogengivali — Il gruppo più voluminoso dell’apparato sovracrestale, circa il 35-40% del collagene totale. Si inseriscono nel cemento in prossimità della giunzione smalto-cemento e si irradiano in tre direzioni: verso la cresta gengivale, lateralmente verso la superficie esterna della gengiva e verso il basso oltre la cresta alveolare lungo la corticale ossea [6, 7]. Sono le fibre che mantengono la gengiva adesa al dente.

Fibre dentoperiostali — Partono dal cemento cervicale e si dirigono lateralmente verso il periostio della cresta alveolare. Collegano il dente all’involucro periostale dell’osso.

Fibre circolari (circumferenziali) — Uniche nel loro genere: non toccano il dente. Corrono interamente nel connettivo gengivale, circondando il dente ad anello. Sono responsabili della forma e della tonicità della gengiva marginale libera. Mantengono il colletto gengivale aderente al dente come una guarnizione [6].

Fibre transettali — Corrono dal cemento di un dente al cemento del dente adiacente, scavalcando la cresta ossea interdentale con un angolo di circa 45-60° rispetto all’asse lungo del dente. Collegano i denti tra loro e contribuiscono a mantenere i punti di contatto e l’allineamento nell’arcata. Dopo l’estrazione di un dente, queste fibre si riorganizzano rapidamente [7].

Fibre alveologengivali — Partono dalla cresta dell’osso alveolare e si dirigono coronalmente nel connettivo gengivale. Collegano l’osso alla gengiva.

L’ultrastruttura del connettivo gengivale

La microscopia elettronica a scansione rivela ciò che l’istologia ottica può solo suggerire: la trama tridimensionale del collagene gengivale è un reticolo denso di fibrille organizzate in fasci di diverso diametro e orientamento. Nella lamina propria della gengiva cheratinizzata, i fasci collageni sono più spessi, più densi e più orientati rispetto alla mucosa alveolare — una differenza strutturale che spiega la diversa risposta meccanica dei due tessuti [9].

Microscopia elettronica a scansione del collagene nella lamina propria di gengiva (G1-G3), palato duro (H1-H3) e mucosa buccale (B1-B3) a ingrandimenti da ×1.300 a ×20.000. Si osserva il reticolo tridimensionale di fibre collagene, con fasci più spessi e densi nella gengiva cheratinizzata rispetto alla mucosa buccale. Da Choi JJE et al., Clin Exp Dent Res, 2020. CC BY 4.0.

Fonte originale: Choi JJE, Ellepola K, Farrar P, et al. Clin Exp Dent Res 2020;6(6):602-611 · PMC7745080 · Licenza CC BY 4.0

All’istologia convenzionale in ematossilina-eosina, il confronto tra gengiva cheratinizzata, mucosa palatina e mucosa alveolare mostra differenze nette nello spessore dell’epitelio, nella densità delle papille connettivali e nella compattezza del collagene della lamina propria. La gengiva ha lamina propria densa e papille alte; la mucosa alveolare lamina propria lassa e sottomucosa ben rappresentata [9].

Sezioni istologiche colorate con ematossilina-eosina che confrontano la gengiva cheratinizzata, la mucosa palatina e la mucosa alveolare. Si osservano le differenze nello spessore epiteliale, nell'altezza delle papille connettivali e nella densità della lamina propria. Da Choi JJE et al., Clin Exp Dent Res, 2020. CC BY 4.0.

Fonte originale: Choi JJE, Ellepola K, Farrar P, et al. Clin Exp Dent Res 2020;6(6):602-611 · PMC7745080 · Licenza CC BY 4.0

Biomeccanica: perché questa architettura funziona

L’orientamento delle fibre non è casuale. Wen e collaboratori [4] hanno dimostrato che le proprietà meccaniche del PDL variano significativamente lungo l’asse della radice: il modulo elastico e la resistenza alla trazione sono più elevati nel terzo medio — dove dominano le fibre oblique — e diminuiscono verso il terzo cervicale e apicale.

Sintesi della microstruttura e delle proprietà meccaniche del PDL. In vista sagittale sono mostrati i tre gruppi di fibre (orizzontali, oblique, apicali) e i fibroblasti del PDL, con il relativo profilo del modulo di accumulo e del modulo di perdita per regione. In vista trasversale si osserva come la distribuzione globale delle fibre sia più alta nelle radici reniformi ad alta curvatura. Da Wen X et al., Int J Oral Sci, 2025. CC BY 4.0.

Fonte originale: Wen X, Pei F, Jin Y, Zhao Z. Int J Oral Sci 2025;17(1):23 · PMC11962160 · Licenza CC BY 4.0

Sotto carico compressivo, le fibre si stirano e lo spazio parodontale si restringe. L’orientamento obliquo converte la compressione verticale in trazione laterale sull’osso — e l’osso resiste molto meglio alla trazione che alla compressione. È il principio dell’amaca, ripetuto in migliaia di fasci su tutta la superficie radicolare.

Nella sezione trasversale, la distribuzione delle fibre è più alta nelle radici a sezione reniforme — con alta curvatura — dove lo stress meccanico si concentra. Il PDL si adatta alla geometria della radice.

Significato clinico

Capire questa architettura non è un esercizio accademico. Ha conseguenze dirette:

Nella chirurgia parodontale, il rispetto delle fibre sovracrestali durante le incisioni e il disegno dei lembi determina la qualità della guarigione e la stabilità della gengiva a lungo termine. Le fibre circolari e dentogengivali, una volta recise, impiegano settimane per riorganizzarsi [10].

Nella parodontite, la progressione della malattia segue la distruzione sequenziale di questi gruppi di fibre. Prima le fibre dentogengivali e circolari, poi le fibre della cresta alveolare, infine le oblique e le apicali. La perdita di attacco clinico misura esattamente questo: la distruzione centripeta di un sistema fibroso ordinato [11].

Nell’implantologia, l’assenza del legamento parodontale attorno all’impianto — sostituito dal contatto diretto osso-titanio dell’osteointegrazione — priva il sistema di ammortizzazione, propriocezione e adattamento. Le fibre circolari e le fibre simil-dentogengivali che si formano attorno al collo implantare sono meno organizzate e meno resistenti di quelle del dente naturale. Questo spiega in parte la vulnerabilità della mucosa perimplantare [12].

Nell’ortodonzia, le fibre transettali sono responsabili della recidiva rotazionale dopo trattamento. La fibrotomia sovracrestale circumferenziale — il taglio chirurgico di queste fibre — riduce la tendenza alla recidiva, proprio perché interrompe la memoria elastica del tessuto [13].


Riferimenti

  1. Nanci A, Bosshardt DD. Structure of periodontal tissues in health and disease. Periodontology 2000. 2006;40(1):11-28. https://doi.org/10.1111/j.1600-0757.2005.00141.x

  2. Cho MI, Garant PR. Development and general structure of the periodontium. Periodontology 2000. 2000;24(1):9-27. https://doi.org/10.1034/j.1600-0757.2000.2240102.x

  3. Liang Y, Hu Z, Chang B, Liu X. Quantitative characterizations of the Sharpey’s fibers of rat molars. J Periodontal Res. 2020;55(2):307-314. https://doi.org/10.1111/jre.12716

  4. Wen X, Pei F, Jin Y, Zhao Z. Exploring the mechanical and biological interplay in the periodontal ligament. Int J Oral Sci. 2025;17(1):23. https://doi.org/10.1038/s41368-025-00354-y

  5. Ho SP, Kurylo MP, Fong TK, et al. The biomechanical characteristics of the bone-periodontal ligament-cementum complex. Biomaterials. 2010;31(25):6635-6646. https://doi.org/10.1016/j.biomaterials.2010.05.024

  6. Choi JJE, Ellepola K, Farrar P, Shahmiri R, Rohanizadeh R. The mechanical and histological characterization of the gingiva and oral mucosa. Clin Exp Dent Res. 2020;6(6):602-611. https://doi.org/10.1002/cre2.305

  7. Page RC, Schroeder HE. Periodontitis in Man and Other Animals — A Comparative Review. Basel: Karger; 1982.

  8. Schroeder HE. The Periodontium. Handbook of Microscopic Anatomy. Berlin: Springer; 1986.

  9. Narayanan AS, Page RC. Connective tissues of the periodontium: a summary of current work. Coll Relat Res. 1983;3(1):33-64. https://doi.org/10.1016/s0174-173x(83)80047-8

  10. Chandran A, Bhandary R, Shenoy N, Shetty UA. Analysis of collagen fibers in human gingival tissues using picrosirius red stain under polarized microscope. J Indian Soc Periodontol. 2021;25(2):106-111. https://doi.org/10.4103/jisp.jisp_152_20

  11. Lindhe J, Lang NP. Clinical Periodontology and Implant Dentistry. 6th ed. Oxford: Wiley-Blackwell; 2015.

  12. Berglundh T, Donati M, Zitzmann N. B cells in periodontitis — friends or enemies? Periodontology 2000. 2007;45(1):51-66. https://doi.org/10.1111/j.1600-0757.2007.00223.x

  13. Berglundh T, Lindhe J, Ericsson I, Marinello CP, Liljenberg B, Thomsen P. The soft tissue barrier at implants and teeth. Clin Oral Implants Res. 1991;2(2):81-90. https://doi.org/10.1034/j.1600-0501.1991.020206.x

  14. Edwards JG. A long-term prospective evaluation of the circumferential supracrestal fiberotomy in alleviating orthodontic relapse. Am J Orthod Dentofacial Orthop. 1988;93(5):380-387. https://doi.org/10.1016/0889-5406(88)90096-0

Domande frequenti

Quali sono i gruppi principali di fibre del legamento parodontale?
Le fibre principali del legamento parodontale si dividono in cinque gruppi: fibre della cresta alveolare, orizzontali, oblique (le più numerose), apicali e interradicolari. Ciascun gruppo ha un orientamento specifico che determina la resistenza del dente alle forze occlusali.
Cosa sono le fibre di Sharpey?
Le fibre di Sharpey sono le porzioni terminali delle fibre principali del legamento parodontale che si inseriscono nel cemento radicolare da un lato e nell'osso alveolare proprio dall'altro. Sono composte prevalentemente da collagene di tipo I e costituiscono l'ancoraggio fisico del dente nell'alveolo.
Quali fibre compongono l'apparato sovracrestale della gengiva?
L'apparato fibroso sovracrestale comprende le fibre dentogengivali, dentoperiostali, circolari (o circumferenziali), transettali e alveologengivali. Queste fibre mantengono la gengiva marginale adesa al dente e collegano i denti adiacenti tra loro.
Perché le fibre oblique sono le più importanti del legamento parodontale?
Le fibre oblique rappresentano il gruppo più numeroso del legamento parodontale e corrono dal cemento verso l'osso alveolare con direzione coronale, trasformando le forze di compressione masticatoria in forze di trazione sull'osso. Questo meccanismo protegge il dente e distribuisce il carico in modo uniforme.
Che tipo di collagene compone le fibre parodontali?
Le fibre parodontali sono composte prevalentemente da collagene di tipo I (circa 70-80% nel legamento parodontale, 65% nella gengiva), con contributi di collagene di tipo III (circa 20-30% nel PDL, 30% nella gengiva) e tipo V (circa 5% nella gengiva). Il tipo I conferisce resistenza meccanica, il tipo III elasticità.

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