Una Pillola Magica per l’Osteointegrazione?

Dr. Ernesto Bruschi · · 4 min di lettura
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Ci sono alcune condizioni mediche e terapie che remano decisamente contro il nostro lavoro!

Una di queste condizioni, sia per la patologia che per la terapia ad essa associata è l’osteoporosi.

L’osteoporosi riduce la densità ossea e compromette la microarchitettura, influenzando anche la stabilità primaria (meccanica) e secondaria (biologica) degli impianti dentali. Sebbene la sopravvivenza implantare non risulti significativamente diversa tra pazienti osteoporotici e sani, si osserva una maggiore perdita ossea marginale nei primi. In questi casi è fondamentale un monitoraggio attento della eventuale perdita ossea peri-implantare.


Gli altri problemi nei pazienti odontoiatrici (solitamente donne dopo il climaterio) possono essere ricondotti alla terapia farmacologica, che, inevitabilmente, altera i meccanismi fisiologici di riparazione ossea e, potenzialmente, conduce anche a gravi complicazioni. La più temibile di quest’ultime è l’Osteonecrosi dei Mascellari (MRONJ).

Ma vediamo ora, appunto, le terapie per l’osteoporosi:

1. Bifosfonati

I bifosfonati sono farmaci anti-riassorbitivi ampiamente impiegati nel trattamento dell’osteoporosi grazie alla loro capacità di rallentare il riassorbimento osseo. Agiscono inibendo il riassorbimento mediato dagli osteoclasti mediante induzione di apoptosi degli stessi.

a. Alendronato e risedronato (actonel, fosamax, binosto, fosavance) sono farmaci assunti per via orale che migliorano significativamente la densità minerale ossea e riducono il rischio di fratture vertebrali e femorali. b. Zoledronato (zomet e aclasta), somministrato per via endovenosa, ha un’emivita ossea estremamente lunga e offre protezione contro fratture vertebrali e dell’anca. c. Ibandronato (Bondronat, Bonviva), approvato per l’osteoporosi postmenopausale, riduce fino al 50 % il rischio di fratture vertebrali. È disponibile sia in compresse che per via iniettiva.

Questi farmaci sono efficaci e riducono significativamente il rischio di fratture (anca, vertebre, polsi). Sono ottimi anche nel mantenimento della massa ossea, e quest’ultimo effetto si protrae anche per 3–5 anni dopo l’interruzione del trattamento.

Vertebre disegno

Rischi e precauzioni: focus su MRONJ

Un effetto collaterale raro ma potenzialmente grave è la già citata MRONJ, legata all’inibizione del normale rimodellamento osseo, soprattutto per riduzione degli osteoclasti (per apoptosi).

L’incidenza di questa complicanza è bassa (0,001-0,1%) nei pazienti che assumono bifosfonati per osteoporosi, mentre raggiunge una percentuale molto più alta e significativa (da 1 a 10%) tra i pazienti trattati per tumori con metastasi ossee.

La possibilità che si verifichi una MRONJ si riduce molto in coloro che fanno prevenzione odontoiatrica in modo continuativo.

Idealmente, sarebbe preferibile eseguire una visita odontoiatrica di controllo ed eventuali cure dentali invasive prima dell’inizio della terapia, in modo da garantire che si possa procedere con il trattamento medico senza interruzioni e con la massima efficacia, assicurando così il benessere complessivo del paziente. Valutare un’interruzione del farmaco di almeno 3 mesi prima di procedure di chirurgia odontoiatrica, e programmare sempre un’adeguata terapia antibiotica.

Terapie alternative

1. Agenti Anabolici: Teriparatide (PTH 1‑34)

l teriparatide (Forteo, Terrosa) è un analogo del paratormone (PTH), un ormone prodotto dalle ghiandole paratiroidi che, tra le tante funzioni, stimola in modo intermittente gli osteoblasti, migliorando densità e struttura ossea. La teriparatide ha un effetto stimolante sull’osteointegrazione.

2. Inibitori della Sclerostina: Romosozumab (Evenity)

Romosozumab è un anticorpo monoclonale umanizzato che blocca la sclerostina, attivando la via Wnt e stimolando la formazione ossea.

Metformina: un aiuto per l’osteointegrazione?

Studi preliminari suggeriscono che la metformina (noto come ipoglicemizzante orale) stimola la differenziazione osteogenica delle cellule mesenchimali ossee (BMSC), aumentando la formazione ossea attorno agli impianti.

pillole metformina

Il suo impatto positivo sulla microarchitettura ossea e la sua capacità di indurre un effetto osteogenico intorno all’impianto lo rendono un ingrediente prezioso nei casi impegnativi. Inoltre, l’efficacia della metformina sulle BMSC dell’osso osteoporotico offre una nuova speranza per i pazienti che lottano con questo problema metabolici.

La metformina, quindi, può essere aggiunta ai farmaci nei casi di chirurgia orale e implantare in pazienti affetti da osteoporosi o già in terapia con i relativi farmaci. Sarà necessario, preliminarmente, effettuare tutte le analisi di laboratorio del caso. È chiaro che anche tutti gli altri valori chiave, come i livelli di vitamina D, dovranno essere controllati.

Sommario:

  1. 1. Bifosfonati
  2. Rischi e precauzioni: focus su MRONJ
  3. 1. Agenti Anabolici: Teriparatide (PTH 1‑34)
  4. 2. Inibitori della Sclerostina: Romosozumab (Evenity)
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