Poco osso per l’impianto? Difficile che sia veramente così

Dr. Ernesto Bruschi · · 8 min di lettura
poco-osso-per-limpianto-difficile-che-sia-veramente-cosi

Sommario Rapido | Quick Summary

🇮🇹 Italiano Argomento: Espansione crestale come alternativa a innesti e membrane nell’atrofia ossea orizzontale Punto Chiave: Sopravvivenza implantare oltre il 98% con guadagno medio di 3mm, senza biomateriali Applicazione Clinica: Creste sottili con atrofia orizzontale, mascellare e mandibola Tempo di Lettura: 8-10 minuti

🇬🇧 English Topic: Ridge expansion as an alternative to grafts and membranes in horizontal bone atrophy Key Point: Over 98% implant survival with 3mm average gain, without biomaterials Clinical Application: Narrow ridges with horizontal atrophy, maxilla and mandible Reading Time: 8-10 minutes


Quando l’espansione crestale può evitare innesti, membrane e mesi di attesa

«Non ha abbastanza osso. Serve un innesto.»

Forse l’hai sentita anche tu, questa frase. Magari proprio così, secca, in uno studio dentistico. Magari dopo una visita veloce.

Forse hai chiesto un parere al professorone con le TV, la TAC, il supercomputer e la diagnosi con l’AI. E anche per lui (o lei, più raramente) la situazione è molto complessa e ha bisogno di innesti ossei complessi, impianti lunghi come spade, o mesi e mesi di attesa.

E ti sei sentito condannato. Alla dentiera. A un intervento complesso. A mesi di attesa.

Oggi ti racconto una storia diversa. Quella delle migliaia di pazienti che avevano «poco osso» e oggi masticano con impianti stabili. Senza prelievi di osso da altre zone. Senza membrane e innesti.

Come è possibile? Perché nessuno te ne ha parlato?

Cosa Significa Davvero «Poco Osso»

Prima di tutto, facciamo chiarezza. L’osso può mancare in modi diversi.

L’atrofia (riduzione del volume del tessuto) orizzontale è la più comune: la cresta ossea si è assottigliata, come una lama di coltello. Succede quando porti la dentiera per anni, quando hai perso i denti da tempo, quando la parodontite ha fatto il suo corso incontrastata.

L’atrofia verticale è diversa: l’osso si è anche abbassato. Qui le cose si complicano davvero.

L’atrofia mista combina entrambe. Il caso più impegnativo.

La classificazione che segue schematizza le varie possibilità.

Classificazione di difetti dell

Classificazione degli difetti dell’arco alveolare secondo il CCARD, presentata alla conferenza europea del BDIZ nel 2013.

Ma ecco il punto che molti non ti dicono: l’atrofia orizzontale — la più frequente — è spesso risolvibile senza aggiungere nulla. L’osso che ti serve è già lì. Bisogna solo saperlo usare.

E, in realtà, le tecniche di cui parlo in questa pagina risolvono anche atrofie verticali moderate, meglio ancora se combinate.

L’Espansione: Usare Quello Che Hai Già

Immagina una cresta ossea sottile. Tre millimetri di spessore. Troppo poco per un impianto, anche del tipo più sottile.

La soluzione tradizionale? Rigenerazione ossea guidata. Membrane, viti, osso, 6-9 mesi di attesa, secondo l’intervento. Oppure prelievo da un’altra zona — il mento, l’angolo della mandibola — con tutto ciò che comporta.

Ma c’è un’altra strada. Si chiama espansione crestale. O split-crest. O, come la chiamiamo noi, ERE — Edentulous Ridge Expansion.

Il principio è semplice: si crea un’osteotomia longitudinale nella cresta, si allargano delicatamente le due corticali (l’involucro esterno della struttura ossea), e si inserisce l’impianto nello stesso intervento. L’osso spugnoso interno (la parte più morbida e viva) fa da letto biologico autorigenerante. Non aggiungi nulla. Usi quello che già c’è.

Illustrazione di un espansore inserito nell

Illustrazione del processo di espansione crestale, mostrando un impianto inserito in una cresta atrofica espansa, come dimostrato dalla sezione della TAC CBCT.

È una tecnica che esiste dagli anni ‘80. Mio padre e Agostino Scipioni la svilupparono e perfezionarono in quegli anni. E si faceva anche prima, in modo diverso. Sono tanti i luminari del passato che hanno sviluppato questo approccio.

40 e più anni di storia clinica. Eppure molti colleghi la ignorano o la snobbano.

Alcuni pensano onestamente, non conoscendola a fondo, che sia troppo astrusa e complessa.

In realtà, è efficace, diretta, e rapida.

I Numeri Parlano Chiaro

Non sono opinioni. Sono dati pubblicati recentemente su riviste scientifiche internazionali.

La meta-analisi di Lin e colleghi, pubblicata su BMC Oral Health nel 2023, ha analizzato 25 studi e 1.400 impianti. Il risultato? Sopravvivenza implantare oltre il 98%. Con un guadagno medio di oltre 3 millimetri di spessore.

Nello stesso anno, Al Haydar e colleghi hanno confermato su International Journal of Oral & Maxillofacial Implants: oltre il 98% di sopravvivenza su 4.446 impianti. E hanno aggiunto un dato interessante: il guadagno osseo è praticamente identico con o senza innesto aggiuntivo (cosa che alcuni fanno nella parte allargata).

Cosa significa? Che puoi espandere l’osso senza aggiungere biomateriali. Meno materiali estranei. Meno costi. Meno complicanze.

Perché Allora Non Te Ne Parlano?

Domanda legittima. Se funziona così bene, perché non è la prima scelta?

Le ragioni sono diverse.

La prima è economica. L’industria dei biomateriali muove miliardi. Membrane, osso bovino, osso sintetico, barriere, viti da osteosintesi, colla per tessuto. Se l’espansione si diffonde, questi prodotti servono meno. Meno vendite, meno profitti, meno sponsorizzazioni per congressi e corsi.

La seconda è formativa. L’espansione richiede sensibilità manuale, strumenti dedicati, una curva di apprendimento che esiste tuttora, pur se meno ripida grazie a nuovi strumenti espansori.

La terza è culturale. Molti colleghi hanno costruito carriere sulla rigenerazione. Ammettere che esiste un’alternativa più semplice e veloce significa rimettere in discussione anni di pratica.

Quando l’Espansione Funziona (E Quando No)

Non è una panacea. Nessuna tecnica lo è.

L’espansione funziona bene nelle atrofie orizzontali, quando la cresta è sottile ma alta. Funziona nel mascellare superiore, dove l’osso è più elastico. Ma funziona anche in mandibola, con gli strumenti giusti e l’esperienza necessaria.

Non funziona quando l’osso è troppo denso, fragile, e poco vascolarizzato o quando la forma della cresta è a clessidra — più larga in basso che in alto — o quando l’atrofia è prevalentemente verticale.

In questi casi? Rigenerazione, impianti corti, impianti inclinati, impianti zigomatici. Ogni situazione ha la sua soluzione. Ma almeno sai che le alternative esistono.

Cosa Puoi Fare Adesso

Se ti hanno detto che non hai abbastanza osso, non fermarti al primo parere.

Chiedi una TAC cone beam, non solo una panoramica. Chiedi se l’atrofia è orizzontale, verticale o mista. Chiedi se l’espansione crestale è stata valutata come opzione. Chiedi perché sì o perché no.

Un professionista serio ti spiegherà le alternative. Ti mostrerà i pro e i contro. Non ti presenterà una sola strada come l’unica possibile.

Perché la verità è questa: il «poco osso» non è una condanna. È spesso un punto di partenza. E la soluzione potrebbe essere più semplice di quanto ti è stato prospettato.


Se vuoi saperne di più sul metodo Bonebenders e sull’espansione crestale, esplora gli altri articoli di questo blog. Se hai paura del dentista, sappi che queste tecniche riducono drasticamente l’invasività degli interventi.

Riferimenti Scientifici

Lin Y, Li G, Xu T, et al. The efficacy of alveolar ridge split on implants: a systematic review and meta-analysis. BMC Oral Health. 2023;23:894. DOI: 10.1186/s12903-023-03643-2

Al Haydar B, Kang P, Momen-Heravi F. Efficacy of Horizontal Alveolar Ridge Expansion Through the Alveolar Ridge Split Procedure: A Systematic Review and Meta-Analysis. Int J Oral Maxillofac Implants. 2023;38(6):1083-1096. DOI: 10.11607/jomi.9972

Scipioni A, Bruschi GB, Calesini G. The edentulous ridge expansion technique: a five-year study. Int J Periodontics Restorative Dent. 1994;14(5):451-459.

Scipioni A, Bruschi GB, Calesini G, Bruschi E, De Martino C. Bone regeneration in the edentulous ridge expansion technique: histologic and ultrastructural study of 20 clinical cases. Int J Periodontics Restorative Dent. 1999;19(3):269-277.

FAQ: domande frequenti

Cosa significa davvero ‘poco osso’ e come viene valutato?

‘Poco osso’ si riferisce a una condizione in cui la cresta ossea è sottile, tanto da risultare troppo minuta per gli impianti tradizionali, e viene valutato attraverso analisi radiografiche come la TAC, distinguendo tra atrofia orizzontale, verticale o mista.

In cosa consiste esattamente la tecnica di espansione crestale e come funziona?

L’espansione crestale prevede la creazione di un’osteotomia lunga nella cresta, che permette di allargare delicatamente le corticali, favorendo la rigenerazione spontanea dell’osso interno e consentendo l’inserimento degli impianti nello stesso intervento, senza l’uso di biomateriali.

Quali sono i principali vantaggi dell’espansione crestale rispetto alle tecniche tradizionali?

L’espansione crestale offre oltre il 98% di sopravvivenza implantare con un guadagno medio di 3 millimetri di osso, riducendo la necessità di biomateriali, tempi di attesa e complicanze legate a innesti e membrane.

Perché questa tecnica non è più diffusa o conosciuta tra molti professionisti?

Le ragioni principali sono economiche, legate al giro d’affari dei biomateriali, e culturali, poiché richiede manualità, strumenti specifici e una curva di apprendimento che alcuni colleghi potrebbero non voler intraprendere, oltre a resistenze culturali legate alla pratica consolidata di rigenerazione ossea.

Quando l’espansione crestale è indicata e quando, invece, non è consigliabile?

L’espansione crestale è indicata per atrofie orizzontali sottili ma alte, specialmente nel mascellare superiore, mentre non è consigliata in caso di osso denso, fragile, poco vascolarizzato, o atrofie verticali o a forma di clessidra, per le quali sono preferibili altre soluzioni come rigenerazione ossea, impianti corti o zigomatici.

Condividi:

Resta aggiornato

Nuovi articoli su parodontologia, implantologia e chirurgia orale — nella tua casella email.