La domanda è frequente, e comprensibile. Si pensa che a una certa età il corpo non possa più accogliere un impianto. Non è così.
L’età non è il problema
Non esiste un limite anagrafico per l’implantologia. A 76 anni, in buona salute, una persona è perfettamente candidabile. La letteratura scientifica lo conferma con dati solidi: i tassi di sopravvivenza implantare nei pazienti anziani sono sovrapponibili a quelli dei più giovani.
Quello che conta davvero è altro.
Cosa conta davvero
Lo stato di salute generale. Patologie sistemiche non controllate — diabete scompensato, osteoporosi severa in trattamento con bisfosfonati endovenosi, cardiopatie che impediscono l’intervento — possono rappresentare controindicazioni. Ma “possono”, non “devono”. Ogni caso va valutato.
La quantità e qualità dell’osso. Vent’anni di protesi mobile comportano un riassorbimento osseo progressivo. L’osso si atrofizza dove non riceve stimoli. Va verificato quanto ne resta e, se necessario, si può valutare una rigenerazione o un protocollo implantare che sfrutti l’osso disponibile.
Le aspettative. Una protesi su impianti cambia la vita. Ma bisogna scegliere la soluzione giusta: una protesi fissa su impianti, una overdenture rimovibile su due o quattro impianti — ogni opzione ha i suoi vantaggi.
Il punto
Una protesi che dopo vent’anni non tiene più non è una condanna. È il momento di valutare un’alternativa. Serve una visita accurata, un esame radiografico e una conversazione onesta sulle possibilità reali.
L’età, di per sé, non chiude nessuna porta.