Albucasis: il Cordovano che Inventò le Curettes Parodontali

Read in English
Dr. Ernesto Bruschi · · 8 min di lettura
Ritratto di Abu al-Qasim al-Zahrawi (Albucasis), medico e chirurgo arabo-andaluso, X secolo

In breve — Lo scaler parodontale non nasce nel Novecento. Nasce a Cordoba, intorno all’anno Mille, dalla mano di un medico arabo-andaluso: Abu al-Qasim al-Zahrawi, in Occidente Albucasis. Nel suo Kitab al-Tasrif disegna quattordici strumenti per rimuovere il tartaro e per primo collega il calcolo alla malattia parodontale. Le curettes di Gracey, mille anni dopo, sono sue figlie.

Summary (EN) — The periodontal scaler was not born in the 20th century. It was born in Córdoba, around the year 1000, in the hand of an Arab-Andalusian physician: Abu al-Qasim al-Zahrawi, known in the West as Albucasis. In his Kitab al-Tasrif he drew fourteen instruments for tartar removal and was the first to link calculus to periodontal disease. Gracey’s curettes, a thousand years later, are his children.

C’è un gesto, in studio, che parodontologi e igienisti fanno migliaia di volte, anche se oggi esistono diversi strumenti alternativi. Si appoggia la curette sulla superficie della radice, si sente l’asperità del tartaro, si leviga. Si tratta di un gesto molto antico.

Infatti, quel gesto ha mille anni. E un nome.

Cordoba, anno Mille

Si chiamava Abu al-Qasim Khalaf ibn al-Abbas al-Zahrawi. Nell’Europa cristiana lo chiamarono col nome latinizzato di Albucasis. Era nato verso il 936 a Madinat al-Zahra, città-palazzo a pochi chilometri da Cordoba, capitale del Califfato di al-Andalus. Lì, nella biblioteca più grande dell’Europa medievale — si parla di quattrocentomila volumi — diventò medico di corte del califfo al-Hakam II.

Cordoba, all’epoca, era la città più popolosa d’Europa. Aveva strade lastricate, illuminazione pubblica, ospedali, scuole di medicina. Mentre il resto del continente si curava con amuleti, ad al-Andalus si effettuava la dissezione sui cadaveri e si scrivevano enciclopedie mediche illustrate.

Albucasis ne scrisse una. Si chiama Kitab al-Tasrif li-man ajiza an-il-ta’lifIl libro per chi non sa comporre [un’opera medica]. Trenta volumi. Ci lavorò per cinquant’anni.

L’ultimo volume, il trentesimo, è dedicato alla chirurgia. È il primo trattato chirurgico illustrato della storia della medicina.

Il volume trentesimo

In quel volume, fra lacci, lancette e cauteri, ci sono tavole intere dedicate ai denti. Albucasis disegnò gli strumenti uno per uno. Quattordici curettes e scaler diversi, ognuno per una superficie diversa: linguale, vestibolare, mesiale, distale, sopra e sottogengivale.

Quattordici. Impressionante.

È il principio dello strumento area-specific: una geometria dedicata a ogni superficie radicolare. È il principio che mille anni dopo, nel 1941, Clyde H. Gracey codificherà alla University of Michigan con i suoi diciassette codici. Stessa idea. Strumenti diversi per zone diverse della bocca.

Albucasis non si limita a inventarli. Scrive come usarli. Scrive che il tartaro va rimosso sopra la gengiva, ma anche sotto. Scrive che, se non si riesce a toglierlo tutto in una seduta, occorre tornare. Più volte. Finché non resta niente. Scrive che il tartaro è la causa della malattia che fa muovere i denti — quella che secoli dopo qualcuno chiamerà piorrea e oggi chiamiamo parodontite. Ora lo sappiamo con certezza; ma lui l’ha immaginato prima di tutti.

Mille anni fa. Senza microbiologia, senza microscopio, senza Socransky. Solo osservando.

La diagnosi che ancora resiste

Quel paragrafo del Kitab al-Tasrif vale, per la storia della parodontologia, quanto vale Pasteur per quella delle infezioni. Albucasis è il primo a formulare in modo esplicito il legame causa-effetto fra deposito calcificato e perdita dei denti.

Per la prima volta nella storia documentata, la malattia parodontale smette di essere una maledizione divina, uno squilibrio degli umori, un castigo per l’ira degli Dei. Diventa una cosa concreta che si attacca al colletto del dente. E che si può togliere per guarire.

Lo si può togliere con uno strumento. Lo strumento si può disegnare. Si può disegnare in modo specifico per ogni angolo della bocca. Si può perfezionare.

Tutta la parodontologia moderna sta dentro questa intuizione.

Il protocollo, parola per parola

Nel volume trentesimo Albucasis non si limita a elencare. Detta una sequenza operativa. Vale la pena leggerla come se fosse un protocollo clinico contemporaneo, perché lo è.

Prima cosa: il paziente in posizione seduta, la testa appoggiata, illuminazione naturale dalla finestra. Pulizia del cavo orale con acqua tiepida. Esame manuale dei depositi, superficie per superficie.

Seconda cosa: si comincia dalle superfici visibili, con lo strumento più adatto alla curvatura della corona. Si lavora “fino a quando il dente non torni come un dente” — l’espressione è sua. Si controlla con il dito. Se la superficie è ancora ruvida, si insiste.

Terza cosa: si passa sotto la gengiva. Qui Albucasis è esplicito. Scrive che la malattia non guarisce se non si raggiunge “il deposito che sta dentro la radice”, e che per arrivarci occorre uno strumento più sottile e curvo. Questa è, in tutto e per tutto, la descrizione di una scaling sottogengivale chiusa. Dovrebbero rileggerlo anche tanti colleghi e igienisti moderni ai quali sembra interessare solo la velocità della prestazione, piuttosto che la sua efficacia.

Quarta cosa: se non basta, si torna. Albucasis raccomanda controlli successivi. Sa già che il tartaro si riforma, sa già che l’igiene è una manutenzione, non un atto unico. Questo, mille anni prima della terapia parodontale di supporto, è un’idea radicale per l’epoca ma anche al giorno d’oggi. Mi sembra di sentire i miei igienisti. È tutto, decisamente, vero.

Quinta cosa: dopo lo scaling, sciacqui con decotti astringenti — galla, melograno, mirra. Antimicrobici naturali, l’unica chimica disponibile allora. Il principio del controllo chimico-meccanico della placca, di nuovo, non è del Novecento.

Reimpianto, ligatura, estrazione atraumatica

Albucasis non si ferma allo scaling. Nel volume trentesimo descrive anche il reimpianto del dente avulso. Lega i denti mobili con fili sottili di oro o di argento — una tecnica che è ancora riconoscibile nei nostri splintaggi compositi. Disegna pinze ergonomiche per l’estrazione, e raccomanda di non spezzare la radice, di lavorare lentamente, di rispettare l’osso alveolare. Ma guarda un po’.

Vale la pena rileggere queste raccomandazioni accanto alle nostre attuali. La distanza è meno di quel che pensiamo.

Da Cordoba a Salerno, da Salerno al mondo

Nel XII secolo Gerardo da Cremona traduce in latino il volume sulla chirurgia. Lo stampatore lo intitola Liber Alsaharavi de Cirurgia. Da quel momento il libro entra nelle università di Salerno, Bologna, Montpellier, Parigi. Per cinquecento anni è il manuale di chirurgia di riferimento dell’Occidente cristiano.

Guy de Chauliac, chirurgo papale ad Avignone nel XIV secolo, lo cita oltre duecento volte nella sua Chirurgia Magna. Pierre Fauchard, il père de l’odontologie moderne, lo conosce e lo cita nel suo Le Chirurgien Dentiste del 1728. La filiera è documentata: Albucasis è la sorgente.

Da Albucasis a Gracey, in linea retta

Pensateci la prossima volta che impugnate una curette. Quel manico, quella lama curva, quell’angolo di lavoro a settanta gradi — sono il prodotto di mille anni di affinamento. Ma la mossa originaria è di un medico cordovano del decimo secolo che disegnò quattordici raschietti su una pergamena.

Gracey ha messo il manico ergonomico. Hu-Friedy ha aggiunto l’acciaio inossidabile temprato. Le curettes mini-five hanno dimezzato la lavorante per le tasche profonde. Tutto vero. Tutto utile. Ma il principio — uno strumento dedicato per ogni superficie, sotto la gengiva, ripetuto finché non resta nulla — quello è di Albucasis.

In odontoiatria capita spesso. Si crede di inventare e si sta solo riscoprendo qualcosa che era già stato visto. Brånemark con l’osteointegrazione, Misch con la classificazione ossea, Gracey con le curettes: tutti hanno camminato su sentieri che qualcuno aveva già tracciato. Vale per Carl Koller e l’anestesia locale, per Kazanjian e la chirurgia ricostruttiva — la storia dell’odontoiatria moderna è quasi sempre una storia di riscoperte.

Ad Albucasis dobbiamo lo scaler. Ma soprattutto gli dobbiamo la prima, lucida intuizione: per curare la malattia parodontale bisogna togliere il tartaro. Tutto. Sopra e sotto. Ripetendo, finché serve.

Mille anni dopo, è ancora il primo gesto della terapia.

Note bibliografiche

Asaad M, Rajesh A, Zazo A, Banuelos J, Kaadan A. Albucasis: A Pioneer Plastic Surgeon. Annals of Plastic Surgery, 2019; 83(6): 611-617. DOI: 10.1097/SAP.0000000000002023

Zarrintan S, Tubbs RS, Najjarian F, Aslanabadi S, Shahnaee A. Abu Al-Qasim Al-Zahrawi (936-1013 CE), Icon of Medieval Surgery. Annals of Vascular Surgery, 2020; 69: 437-440. DOI: 10.1016/j.avsg.2020.07.012

Ahmad Z. Al-Zahrawi — The Father of Surgery. ANZ Journal of Surgery, 2007; 77(Suppl 1): A83. PMC6077085

Hamarneh S. Drawings and Pharmacy in al-Zahrawi’s 10th-Century Surgical Treatise. United States National Museum Bulletin 228, Smithsonian Institution, 1961.

Lindhe J, Lang NP. Clinical Periodontology and Implant Dentistry, 7th ed. Wiley-Blackwell, 2022 — capitolo introduttivo History of Periodontology.

Domande frequenti

Chi inventò le curettes e gli scaler parodontali?
Il primo inventore documentato fu Abu al-Qasim al-Zahrawi (Albucasis), medico arabo-andaluso vissuto a Cordoba tra il 936 e il 1013. Nel suo trattato Kitab al-Tasrif disegnò e descrisse quattordici strumenti per la rimozione del tartaro sopra e sottogengivale.
Cos'è il Kitab al-Tasrif?
È un'enciclopedia medica in trenta volumi scritta da Albucasis intorno all'anno 1000. L'ultimo volume, dedicato alla chirurgia, è il primo testo medico illustrato della storia. Tradotto in latino da Gerardo da Cremona nel XII secolo, divenne il manuale chirurgico di riferimento nelle università di Salerno e Montpellier per cinquecento anni.
Albucasis riconosceva il tartaro come causa di malattia parodontale?
Sì. Identificò il tartaro come causa della malattia parodontale e raccomandò la sua rimozione completa, sopra e sotto la gengiva, ripetendo le sedute fino alla pulizia totale. È, per la storia documentata, la prima formulazione del paradigma causa-effetto fra placca calcificata e parodontite.
Quali altre innovazioni odontoiatriche introdusse?
Descrisse il reimpianto dentale, la legatura con fili d'oro o argento per stabilizzare i denti mobili, l'estrazione atraumatica e il trattamento delle fratture mascellari. Molte delle sue procedure restano riconoscibili nella pratica odontoiatrica moderna.
Che rapporto c'è fra Albucasis e le curettes di Gracey?
Le curettes area-specific di Clyde H. Gracey (1941) sono l'erede tecnologico diretto degli strumenti di Albucasis. Cambiano i materiali e l'angolo di lavoro, ma il principio — uno strumento dedicato per ogni superficie radicolare — è già nel Kitab al-Tasrif, mille anni prima.

Referenze

  1. https://doi.org/10.1097/SAP.0000000000002023
  2. https://doi.org/10.1016/j.avsg.2020.07.012
  3. https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC6077085/
  4. https://en.wikipedia.org/wiki/Al-Tasrif

Hai bisogno di un parere?

Prenota una visita nello studio del Dr. Bruschi a Frosinone. Prima visita con diagnosi completa e piano di trattamento personalizzato.

Oppure scrivici dal form contatti →

Condividi:

Resta aggiornato

Nuovi articoli su parodontologia, implantologia e chirurgia orale — nella tua casella email.

Commenti

Caricamento commenti...

Lascia un commento

I commenti sono moderati prima della pubblicazione.