Espansione crestale: la tecnica Bruschi-Scipioni
Read in EnglishUn impianto ha bisogno di osso. Se l’osso è poco, si può aggiungere, oppure si può spostare. Aggiungerlo costa più tempo, più soldi, più dolore. Spostarlo — se si può — è quasi sempre la scelta migliore.
Questa è l’essenza dell’espansione crestale.
Il nome tecnico è ERE: Edentulous Ridge Expansion. Il nome storico è tecnica Bruschi-Scipioni, dai due clinici italiani che l’hanno codificata nel 1994 in un lavoro oggi classico, pubblicato sull’International Journal of Periodontics and Restorative Dentistry.¹
In questo articolo metto insieme, una volta per tutte, che cos’è, quando si può fare, come si fa, cosa ne sappiamo dalle evidenze, e dove sta il limite oltre cui non si deve andare.
Cos’è
L’espansione crestale è una tecnica chirurgica che allarga una cresta alveolare sottile per permettere l’inserimento di un impianto dentale.
Due principi la definiscono.
Il primo: l’osso non viene aggiunto, viene spostato. La corticale vestibolare viene separata dalla corticale linguale o palatina con un taglio controllato, e spinta lateralmente. Al centro resta uno spazio midollare che si riempie di coagulo e si rigenera da sé, per bonebending — così lo chiamiamo — non per innesto.
Il secondo: l’impianto, quando è possibile, si inserisce nella stessa seduta. L’impianto stesso diventa lo spaziatore che mantiene l’espansione. Non c’è un tempo di attesa, non c’è una seconda chirurgia.
Da qui il nome che uso sul blog: bonebending. Piegare l’osso, non aggiungerlo. È la filosofia generale; l’espansione crestale ne è il capostipite.
Paternità della tecnica
La letteratura attribuisce l’ERE moderna a due autori italiani: Agostino Scipioni e Giovanni Battista Bruschi. Il lavoro seminale è del 1994.¹ È una casistica prospettica a cinque anni: 329 impianti su 170 creste espanse, con tassi di sopravvivenza e modelli di guarigione che per l’epoca erano sorprendenti.
Mio padre è uno dei due autori. Ho lavorato al suo fianco per anni, e su questa tecnica ho costruito buona parte della mia pratica clinica e della mia produzione scientifica.² ³
Non è una questione di famiglia, è una questione di metodo: l’espansione è stata scritta con rigore, e con rigore va raccontata.
Indicazioni
Non tutte le creste sottili si espandono. Le indicazioni vere sono tre.
Spessore di partenza. Funziona bene con creste tra i 2 e i 4 millimetri di spessore. Sotto i 2 millimetri la corticale vestibolare rischia la frattura; sopra i 4 millimetri, di solito, l’impianto si mette senza espandere.
Due corticali e un midollo. L’anatomia classica dell’osso alveolare — corticale vestibolare, midollo spugnoso, corticale linguale o palatina — deve essere riconoscibile. Senza midollo espandibile, non c’è espansione: c’è solo una frattura da contenere.
Altezza residua sufficiente. L’espansione lavora sullo spessore, non sull’altezza. Se manca l’altezza, serve dell’altro: rialzo di seno, GBR verticale, o una rinuncia.
Il mascellare superiore anteriore e premolare è il territorio d’elezione. Il posteriore mandibolare, invece, è il terreno del “si può, ma con un altro strumento e un altro nervoso”.
Controindicazioni
Creste troppo sottili (< 2 mm). Creste a lama di coltello senza midollo. Atrofie combinate severe. Pazienti con alterazioni della guarigione ossea non compensate — bifosfonati in terapia attiva, radioterapia recente, diabete scompensato.
E poi una controindicazione non clinica: l’operatore inesperto. L’espansione è una tecnica sensibile. Un errore di splitting lo paghi con una frattura. Un errore di inclinazione lo paghi con un impianto da rimuovere. Chi la fa bene, la fa con i casi giusti e con la mano allenata.
Tecnica chirurgica
Riassumo in cinque tempi. I dettagli vivono nei singoli articoli di approfondimento, che trovi in fondo.
Lembo. A spessore parziale, conservando il periostio (o meglio una quota di connettivo) sulla corticale vestibolare. Il periostio è la vascolarizzazione dell’osso spostato; se lo perdi, perdi l’espansione.⁴
Osteotomia corticale. Un taglio lungo la cresta, più due tagli verticali di scarico (se necessario). Disco diamantato in mandibola, scalpelli o osteotomi ultrasonici in mascellare. La profondità è controllata: si taglia solo la corticale esterna.
Espansione. Con espansori (gli strumenti più moderni) di diametro crescente si allarga la componente spugnosa, e con esso la cresta. L’espansione è lenta, graduale, elastica. Non si forza.
Inserimento dell’Impianto. Si inserisce l’impianto nell’alveolo osseo neoformato. Nella maggior parte dei casi il carico sarà differito; in casi selezionati, immediato.²
Chiusura. Membrana e innesto particolato non sono necessari. Si lascia guarire per seconda intenzione.
Evidenze
La letteratura sull’ERE oggi è robusta.
La revisione sistematica di Bassetti e colleghi (2016)⁵ ha analizzato gli studi disponibili sull’alveolar ridge splitting/expansion documentando tassi di sopravvivenza implantare attorno al 97% e un guadagno orizzontale medio di circa 3 millimetri. Le complicanze documentate — frattura della corticale vestibolare, perdita dell’espansione, riassorbimento crestale — sono rare quando la selezione del caso e la tecnica sono rigorose.
Il lavoro di Crespi e colleghi (2015) sul carico immediato dopo split crest² ha mostrato, in pazienti selezionati, tassi di sopravvivenza sovrapponibili a quelli del carico differito: un segnale che la stabilità primaria ottenibile con l’espansione è sufficiente, in mani esperte, a reggere il carico.
Il consenso internazionale più recente — la review di Tolstunov et al. (2019)⁶ sulle tecniche di incremento orizzontale e verticale — colloca l’espansione crestale tra le prime opzioni da considerare in atrofie orizzontali moderate, prima delle alternative più invasive.
Il punto è questo: l’ERE non è una tecnica marginale. È una tecnica con letteratura di alto livello alle spalle, e con outcome equivalenti alla GBR in indicazioni corrette. Lo ripeto perché ancora, nel 2026, c’è chi dice il contrario — e ho dedicato un intero articolo a smontare quelle critiche (Split Crest ERE: 98.1% successo ma “non funziona”).
Limiti
Onestà: l’ERE non è per tutto.
Non è per l’atrofia verticale: l’espansione è bidimensionale, non aggiunge altezza. Non è per la cresta rigida e senza midollo: senza elasticità, la corticale si spezza. Non è per il clinico che non la pratica regolarmente: è una tecnica sensibile all’operatore.
Ed è, da sempre, una tecnica meno “vendibile” commercialmente di una GBR piena di biomateriali, perché richiede meno prodotti e più mestiere. Forse è anche per questo che resta sottovalutata in certi circuiti. Ne ho parlato qui: L’espansione ossea non è una nicchia.
Approfondimenti
Questo articolo è il punto d’ingresso. Gli approfondimenti li ho sparsi negli anni in articoli dedicati, che trovi qui sotto:
- Split Crest ERE: 98.1% successo ma “non funziona” — le evidenze, e perché alcuni fingono di non vederle
- Split crest: serve davvero lo spessore parziale? — il lembo, il periostio, la scelta critica
- Disco diamantato e espansione mandibolare — lo strumento giusto per il posteriore inferiore
- Periostio ed espansione crestale (lezione di Stricker) — la lezione sulla vascolarizzazione
- L’espansione ossea non è una nicchia — perché resta sottovalutata
- L’espansione è magia: riporta indietro le lancette, rigenera secondo natura — il lato narrativo della tecnica
- Rialzo di seno crestale post-estrattivo immediato con xenoinnesto — un parente stretto
E se sei un collega e vuoi vederla dal vivo, il corso di espansione osteo-mucosa a Frosinone è il posto dove si impara a farla, non a raccontarla.
Conclusione operativa
Se sei un paziente: prima di accettare un grosso innesto osseo, chiedi se nel tuo caso l’espansione è un’opzione. Non sempre lo è. Ma quando lo è, è la strada più semplice.
Se sei un collega: la tecnica esiste, ha letteratura solida, e funziona. Non serve crederci. Serve selezionare bene i casi, impararla da chi la fa, e praticarla.
L’osso non va sempre aggiunto. A volte basta spostarlo.
Referenze
- Scipioni A, Bruschi GB, Calesini G. The edentulous ridge expansion technique: a five-year study. Int J Periodontics Restorative Dent 1994;14(5):451-9. PubMed
- Crespi R, Bruschi GB, Gastaldi G, Capparé P, Gherlone EF. Immediate loaded implants in split-crest procedure. Clin Implant Dent Relat Res 2015;17 Suppl 2:e692-8. PubMed
- Bruschi GB, Crespi R, Capparé P, Bravi F, Grande N, Gherlone E, Gastaldi G. Radiographic evaluation of crestal bone level in split-crest and immediate implant placement: minimum 5-year follow-up. Int J Oral Maxillofac Implants 2017;32(1):114-120. PubMed
- Scipioni A, Bruschi GB, Calesini G, Bruschi E, De Martino C. Bone regeneration in the edentulous ridge expansion technique: histologic and ultrastructural study of 20 clinical cases. Int J Periodontics Restorative Dent 1999;19(3):269-77. PubMed
- Bassetti MA, Bassetti RG, Bosshardt DD. The alveolar ridge splitting/expansion technique: a systematic review. Clin Oral Implants Res 2016;27(3):310-24. PubMed
- Tolstunov L, Hamrick JFE, Broumand V, Shilo D, Rachmiel A. Bone Augmentation Techniques for Horizontal and Vertical Alveolar Ridge Deficiency in Oral Implantology. Oral Maxillofac Surg Clin North Am 2019;31(2):163-191. PubMed
Domande frequenti
- Cos'è l'espansione crestale?
- È una tecnica chirurgica che allarga una cresta ossea sottile per consentire l'inserimento di un impianto dentale, senza ricorrere a innesti ossei di grande volume. L'osso non viene aggiunto: viene spostato e lasciato rigenerare al centro. Il codice moderno di questa tecnica è stato scritto nel 1994 da Agostino Scipioni e Giovanni Battista Bruschi.
- Quando si può fare un'espansione crestale?
- Quando la cresta alveolare è sottile (tipicamente 2-4 mm di spessore) ma ha un'altezza sufficiente, ha due corticali distinte e un midollo elastico, e l'anatomia locale — seno mascellare, nervo alveolare inferiore, sinfisi — permette l'espansione senza rischio. Non tutte le creste atrofiche sono candidate.
- Quanto fa male l'espansione crestale?
- Il dolore post-operatorio è inferiore a quello di un innesto osseo autologo o di una GBR estesa. Non c'è un sito donatore. L'edema è moderato. La maggior parte dei pazienti gestisce il post con paracetamolo o FANS, e torna al lavoro in 24-48 ore.
- Quanto dura un impianto messo con espansione crestale?
- Gli studi a lungo termine mostrano tassi di sopravvivenza implantare tra il 95% e il 98% a cinque e dieci anni, equivalenti a quelli ottenuti su cresta nativa. L'espansione non è un compromesso: è una strada diversa per arrivare allo stesso risultato.
- Espansione crestale o GBR: quale scegliere?
- Dipende dall'anatomia e dall'obiettivo. L'espansione è preferibile quando la cresta ha sufficiente altezza e un midollo espandibile: è più rapida, meno invasiva, meno costosa, e non richiede biomateriali in grande quantità. La GBR è la scelta quando la cresta è troppo rigida, troppo bassa, o in casi di atrofia severa combinata.
- Chi ha inventato l'espansione crestale?
- La tecnica moderna è stata codificata nel 1994 da Agostino Scipioni e Giovanni Battista Bruschi, sulla rivista International Journal of Periodontics and Restorative Dentistry. Il lavoro presenta una casistica a cinque anni su creste edentule espanse, e stabilisce i principi ancora oggi validi: conservazione del periostio, splitting corticale controllato, inserimento implantare contestuale.
- L'espansione crestale si può fare anche in mandibola?
- Sì, ma con cautela. La mandibola ha corticali più spesse e un midollo meno elastico del mascellare superiore. Serve una tecnica più raffinata — spesso un disco diamantato invece dei soli osteotomi — e una selezione del caso più rigorosa. Nel posteriore mandibolare il margine di errore è minimo: meglio rifiutare che forzare.
- Cos'è il bonebending?
- Bonebending è il nome che abbiamo dato a quella famiglia di tecniche che piegano, spostano e modellano l'osso esistente invece di aggiungerne di nuovo. L'espansione crestale ne è il capostipite. Il principio è semplice: prima di innestare, prova a spostare.
Referenze
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