Espansione ERE e impianto immediato: un premolare in una seduta

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Dr. Ernesto Bruschi · · Aggiornato il · 8 min di lettura
CBCT e illustrazione della tecnica di espansione crestale ERE con impianto immediato

In breve — Una paziente con un difetto osseo importante e un ponte che intrappolava cibo si è vista proporre GBR + 12 mesi di attesa. Con l’espansione crestale ERE, l’impianto è stato inserito nella stessa seduta della chirurgia espansiva, con rigenerazione simultanea di osso e gengiva. Dopo tre mesi: corona definitiva, corone nuove sugli adiacenti, tessuti completamente rigenerati. Follow-up a distanza di anni: stabile.

Summary (EN) — A patient with significant bone defect and a food-trapping bridge was offered GBR plus 12 months of waiting. Using the ERE ridge expansion technique, the implant was placed in the same session as the expansion surgery, with simultaneous bone and soft tissue regeneration. After three months: definitive crown, new crowns on adjacent teeth, fully regenerated tissues. Multi-year follow-up: stable.

Il problema

La paziente portava un ponte da anni. Il cibo si incastrava sotto, ogni giorno. Succede quando un ponte poggia su un difetto anatomico che non è stato preventivamente corretto — la protesi non sigilla, il cibo trova la sua strada, e la frustrazione diventa routine. Non si può girare sempre con gli stuzzicadenti (o con le unghie affilate).

Aveva già consultato un altro studio. La proposta: rigenerazione ossea guidata, nove mesi di attesa per la maturazione, poi l’impianto, poi altri tre mesi per l’osteointegrazione. Un anno di lavori. Due interventi chirurgici. Biomateriali e quant’altro.

Le ho detto: ti metto l’impianto adesso, rigenero osso e gengiva nella stessa seduta, e tra tre mesi hai il dente. Nel frattempo porterai un ponte provvisorio in modo che non si veda nulla. E già starai molto, ma molto meglio di prima.

Il punto di partenza

Situazione clinica pre-operatoria: visione occlusale e laterale del primo premolare superiore compromesso

Situazione pre-operatoria. A sinistra: visione occlusale — il primo premolare superiore è compromesso, le frecce verdi indicano il difetto osseo vestibolare. A destra: visione laterale — il ponte incongruo non sigilla i margini, il cibo si incastra ogni giorno.

Il difetto osseo era importante. La cresta residua, sottile — appena 4 mm di spessore alla CBCT. Un implantologo convenzionale avrebbe detto: qui serve osso, prima si rigenera, poi si impianta. È la sequenza classica. Non è sbagliato come approccio. Ma è lunga.

L’intervento

La tecnica è l’espansione crestale EREEdentulous Ridge Expansion — codificata nel 1994 da Scipioni e Bruschi.¹ Il principio: l’osso non si aggiunge, si sposta. La corticale ossea buccale viene separata e spostata lateralmente, creando spazio per l’impianto senza ricorrere a innesti di osso o biomateriali vari. La mucosa (volg. “gengiva”) segue in contorno dell’osso interno e si rigenera anch’essa. Ecco come prendere i classici “due piccioni con una fava” in implantologia.

Fase intraoperatoria: parete buccale espansa secondo i principi della tecnica ERE, lembo para-marginale a spessore parziale, impianto tissue level in sede

Fase intraoperatoria. La parete buccale è stata espansa secondo i principi della tecnica ERE. Il lembo para-marginale a spessore parziale preserva la banda di mucosa cheratinizzata vestibolare. L’impianto tissue level è già in sede.

Due dettagli chirurgici da notare. Il primo: il lembo para-marginale a spessore parziale. Non si solleva il margine gengivale — lo si rispetta totalmente senza staccarlo dal parodonto. La banda di cheratinizzata vestibolare resta intatta, e questo determina la qualità del sigillo mucoso finale. Il secondo: la parete buccale espansa. Non fratturata, non rimossa — spostata. L’osso resta vascolarizzato, il periostio integro. Il coagulo che riempie lo spazio tra le pareti è il substrato “magister” della rigenerazione.

Vite di guarigione posizionata e maturazione dei tessuti molli attorno all'emergenza implantare

A sinistra: chiusura del lembo con la vite di guarigione in sede. A destra: la maturazione dei tessuti molli a distanza. La mucosa cheratinizzata si sta riformando attorno all’emergenza implantare.

L’impianto tissue level è stato posizionato come si deve — e sottolineo come si deve, perché troppo spesso lo si vede inserito troppo profondo per il tipo di connessione che ha. Il collare liscio a livello della cresta ossea, rispettando l’ampiezza biologica. La differenza tra un impianto che funziona per decenni e uno che perde osso marginale nei primi due anni sta quasi sempre nel posizionamento.

Tre mesi dopo

Protesizzazione: corona avvitata sull'impianto e visione vestibolare del risultato

A sinistra: visione occlusale con la corona provvisoria avvitata sull’impianto e i restauri adiacenti. A destra: visione vestibolare — profilo d’emergenza che deve ancora maturare, la corona provvisoria guiderà la maturazione del tessuto.

Tre mesi. Non dodici. L’osso si è rigenerato nello spazio creato dall’espansione — come documentato istologicamente nel lavoro di Scipioni e Bruschi del 1999, dove gli osteoblasti differenziano dalle cellule mesenchimali presenti sulle pareti della fessura chirurgica intraossea.² La mucosa cheratinizzata si è riformata per migrazione dai margini. È sempre la magia della guarigione per seconda intenzione.

Dettaglio del tessuto perimplantare maturo: mucosa cheratinizzata sana attorno all'emergenza implantare

Dettaglio del tessuto perimplantare a tre mesi: mucosa cheratinizzata sana, assenza di infiammazione, sigillo marginale completo attorno all’emergenza dell’impianto.

Risultato estetico finale: visione vestibolare delle corone con architettura gengivale naturale

Visione vestibolare del risultato finale. L’architettura gengivale è naturale, le papille interdentali sono presenti, il margine gengivale è armonico con i denti adiacenti.

Il follow-up

Radiografia periapicale con livelli ossei stabili e visione occlusale dei tessuti perimplantari sani

A sinistra: la radiografia periapicale mostra livelli ossei crestali stabili attorno all’impianto. A destra: visione occlusale con tessuti perimplantari sani appena prima della consegna della corona cementata (sì, hai letto bene: cementata).

La paziente usa questo impianto da anni. I livelli ossei crestali sono stabili.³ ⁴

CBCT pre-operatoria: scansioni con misurazioni della cresta alveolare — spessore 4,0 mm, altezza disponibile 20,2 mm

CBCT pre-operatoria. A sinistra: sezione sagittale — la cresta ha uno spessore di soli 4,0 mm e un’altezza disponibile di 20,2 mm, con un’angolazione di 15,1°. A destra: sezione coronale — dopo l’intervento, le misurazioni mostrano 6,8 mm e 8,8 mm di spessore osseo. L’espansione ERE ha più che raddoppiato la larghezza della cresta.

Questi sono i numeri. Da 4 mm di cresta a quasi 9 mm — senza innesto, senza membrana, senza un secondo intervento. L’osso è stato spostato, non aggiunto. E il risultato è verificabile: la CBCT non mente.

Dopo questo caso, la paziente ha sostituito tutti gli altri denti mancanti con impianti. La fiducia si costruisce così: un risultato alla volta.

Cosa insegna questo caso

Tre cose.

La prima è chirurgica. L’espansione crestale ERE permette di condensare in una sola seduta ciò che altrimenti richiede due interventi e un anno di attesa. Non è una scorciatoia, un “compromesso” — è una strada diversa, con evidenze a lungo termine che ne documentano l’affidabilità. Scipioni e Bruschi hanno riportato un tasso di successo del 98,8% su 329 impianti a cinque anni.¹ Crespi, Bruschi et al. hanno confermato il 98,92% a due anni con carico immediato.⁴ Bruschi et al. hanno dimostrato stabilità ossea oltre i cinque anni.³

La seconda è tecnica, e riguarda il lembo. Un lembo para-marginale a spessore parziale protegge la banda di cheratinizzata vestibolare (un tessuto proprio del parodonto). Non la sacrifica. Questo si traduce in un sigillo mucoso stabile nel tempo — e in un risultato estetico che non avrà bisogno di chirurgia mucogengivale correttiva.

La terza è clinica, e riguarda il tissue level. Un impianto tissue level posizionato correttamente — non troppo profondo, non troppo superficiale, con il collare liscio a livello crestale — offre un sigillo mucoso naturale e mantiene l’osso. Il problema non è mai il tipo di impianto. Il problema è dove lo metti e soprattutto a quale profondità in relazione con la sua connessione protesica.


Riferimenti

¹ Scipioni A, Bruschi GB, Calesini G. The edentulous ridge expansion technique: a five-year study. Int J Periodontics Restorative Dent. 1994;14(5):451-9. PubMed

² Scipioni A, Bruschi GB, Calesini G, Bruschi E, De Martino C. Bone regeneration in the edentulous ridge expansion technique: histologic and ultrastructural study of 20 clinical cases. Int J Periodontics Restorative Dent. 1999;19(3):269-77. PubMed

³ Bruschi GB, Capparé P, Bravi F, Grande N, Gherlone E, Gastaldi G, Crespi R. Radiographic Evaluation of Crestal Bone Level in Split-Crest and Immediate Implant Placement: Minimum 5-Year Follow-up. Int J Oral Maxillofac Implants. 2017;32(1):114-120. DOI

⁴ Crespi R, Bruschi GB, Gastaldi G, Capparé P, Gherlone EF. Immediate Loaded Implants in Split-Crest Procedure. Clin Implant Dent Relat Res. 2015;17 Suppl 2:e692-8. DOI

⁵ Demarosi F, Leghissa GC, Sardella A, Lodi G, Carrassi A. Localised maxillary ridge expansion with simultaneous implant placement: a case series. Br J Oral Maxillofac Surg. 2009;47(7):535-40. DOI

Domande frequenti

Si può mettere un impianto nella stessa seduta dell'espansione crestale?
Sì. L'espansione crestale ERE prevede l'inserimento implantare contestuale. L'impianto stabilizza le pareti ossee espanse e la rigenerazione avviene attorno alla fixture, senza necessità di un secondo intervento.
Quanto tempo si risparmia rispetto alla GBR tradizionale?
In questo caso la paziente ha avuto il dente definitivo in tre mesi. Con il protocollo GBR proposto altrove — rigenerazione, nove mesi di attesa, impianto, altri tre mesi — avrebbe atteso un anno intero.
L'impianto tissue level è adatto a questa procedura?
Un tissue level correttamente posizionato — con il collare liscio a livello crestale — mantiene l'ampiezza biologica senza riassorbimento. La chiave è il posizionamento, non il tipo di impianto.

Referenze

  1. https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/7751111/
  2. https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/10635173/
  3. https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/25781900/
  4. https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/28095517/
  5. https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/19150155/

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